06 Apr I video di Shelley Ellis sul Display Campaign Optimizer
Riassumo in questo post i contenuti delle slide e i video dell’intervento di Shelley Ellis sul DCO (Display Campaign Optimizer), che per problemi tecnici non siamo riusciti a mostrare ieri durante l’evento.
Ribattezzata da molti negli USA come la “magic box” di AdWords, l’ottimizzazione automatica delle campagne display si basa su una serie di “segnali” per arrivare a un abbinamento annuncio-posizionamento che massimizzi il numero di conversioni.
Si tratta di un algoritmo che usa tutti i meccanismi di targeting contestuale della rete display (parole chiave, argomenti, interessi, contenuti degli annunci, sesso e localizzazione degli utenti) incrociandoli con lo storico delle nostre conversioni (NdR: e forse anche con quelle dei nostri competitor) per trovare i siti più adatti ai nostri annunci in modo da aumentare il numero delle conversioni nei limiti dei CPA (costi per acquisizione) impostati.
Detto in altro modo, analizzando le nostre conversioni (NdR: e forse quelle dei nostri competitor) il sistema tenta di capire quali sono i posizionamenti che più probabilmente si trasformeranno in conversioni in modo da spingerli in automatico all’interno delle nostre campagne display. Di fatto quindi si tratta di un fine tuning automatico delle campagne.
Il vantaggio di questo tipo di impostazione è il risparmio di tempo di ottimizzazione, lo svantaggio è la perdita di controllo sulle campagne. Infatti, una volta attivata questa opzione (possibile solo se si sono registrate almeno 15 conversioni) si potranno solo escludere siti, keyword o argomenti palesemente inadatti, ma non si potrà più intervenire a livello di bid di ogni singolo posizionamento (anche se si possono comunque indicare a Google dei posizionamenti gestiti).
Il DCO funziona per auto-apprendimento, quindi più dati di posizionamenti e conversioni ha a disposizione e meglio lavorerà. Ne deriva che inizialmente potrebbe portare a una “marea” di clic aggiuntivi (non sempre collegati a un proporzionale aumento delle conversioni) e non è comunque adatto a campagne con volumi di traffico scarsi e poche conversioni.
In ogni caso necessita, soprattutto inizialmente, di un controllo molto attento dei posizionamenti automatici.
La mia esperienza personale con questo strumento, pur essendo positiva, mi dice che con numeri di conversione non sufficienti il sistema può “innamorarsi” di siti che hanno convertito in passato (magari per puro caso) spendendo su di essi buona parte del budget, fino a quando la campagna non “muore” per mancanza di conversioni e impossibilità di rispettare i CPA target impostati.
Ma ecco i due video in cui Shelley spiega il DCO.
Nel primo ci parla del funzionamento del sistema e delle sue impostazioni generali.
Nel secondo ci mostra nel dettaglio l’impostazione dell’account per qualificarsi per il DCO e come controllare i posizionamenti scegli da Google per eventualmente escludere i siti o gli argomenti non collegati al nostro settore di business.
Shelley è assolutamente disposibile a rispondere a tutte le nostre domande sul DCO attraverso questo post, quindi sentitevi liberi di commentarlo.
Ovviamente sarebbe meglio se le domande fossero in inglese (in caso contrario tenterò io di fare da mediatore linguistico 😉
Shelley Ellis
Posted at 20:29h, 10 AprileI was reading this today and thought about this conference. Some great advice for my foreign friends. http://www.ppcassociates.com/blog/display/lesson-learned-abroad-check-basic-display-targeting-options/
gianpaolo
Posted at 22:30h, 10 AprileThanks Shelley,
it is very kind of you 😉
Gianpaolo